Un libro di filosofia sui Beatles

“I Beatles hanno svilppato la più potente tecnica dell’estasi di massa di tutto il XX secolo. Hanno rappresentato in anticipo sui temi attuali uno dei primi, autentici fenomeni di quella che i sociologi anglosassoni chiamano la cultura mainstream, quella prodotta dall’industria creativa (cinema e format televisivi, musica e videogiochi), legata al successo planetario che calamita l’attenzione la passione i gusti popolari da Oslo a Lima, da Nuova Delhi a Los Angeles, e che ormai da tempo non si limita più, in quanto a forza omologante produttivo-propulsiva, all’area geo-culturale europea e statunitense. L’unicità, la specificità dei Beatles sta però nel fatto che – nell’arco breve di una portentosa progressione temporale – hanno concepito e realizzato una sorta forse irripetibile di arte elitaria di massa su scala globale (arte, e non un qualsiasi altro oggetto esitabile), mostrandosi maestri indiscussi e tuttora insuperati nell’impervio, difficilissimo, quasi proibitivo, ma quanto, specialmente oggigiorno, decisivo compito, di coniugare al più alto livello possibile complessità e leggerezza, qualità e intrattenimento, raffinatezza e popolarità.
Se si tiene conto della loro capacità di inserire elementi anomali e d’avanguardia (neanche troppo addomesticati) in composizioni dirette ad un pubblico differenziato, non è in alcun modo possibile – e non può farlo nessuno che si proponga di essere intellettualmente onesto – relegare l’opera dei Beatles in una delle tante forme di allettamento consumabile organizzato dall’industria culturale per rispondere a quel bisogno di diletto collettivo sapientemente indotto e calibrato sull’amusement conformistico di massa.
Indiscutibile è stata la loro capacità di sintonizzarsi sulla sensibilità del grande pubblico, ma per migliorarne gli standard qualitativi riaffermando le esigenze dell’invenzione. Pur intrecciati al meccanismo dell’industria culturale, al business e alla macchina mediatico-spettacolare -condizioni della loro stessa esistenza artistica-, hanno saputo affermare un’esperienza integra e trasmetterla a un’intera generazione e oltre, mostrando che intrattenimento non significa necessariamente irresponsabilità e rappresentando un modello indiscusso di produzione creativa comunque irriducibile ai vincoli della cultura di massa di cui pure fanno parte integrante. Da questo punto di vista, i Beatles sono stati un modello insuperato di come abitare il seculum.”

Massimo Carboni in “Analfabeatles. Filosofia di una passione elementare”